DOVE SIAMO

 

 

MORFOLOGIA DEL TERRITORIO

La provincia presenta, sia dal punto di vista fisico che socioeconomico, le caratteristiche tipiche di “area interna”. Quella di Enna e infatti l’unica provincia siciliana a non avere alcun sbocco a mare. lì suo territorio che globalmente insiste su un’area di 2.562,13 kmq si sviluppa, infatti, interamente nel nucleo centrale dell’isola. Riguardo alla sua ripartizione altimetrica emerge, oltre alla netta preponderanza della collina (73,5%), una rilevante presenza del territorio montuoso (22,8%), concentrato prevalentemente nella zona settentrionale ed a ridosso dell’area delle Madonie e dei Nebrodi, ed una ridottissima presenza della zona pianeggiante (3,7%), che interessa quasi esclusivamente i territori di Catenanuova e Centuripe.(Territori confinanti con la Piana di Catania).

Dal punto di vista orografico il territorio è delimitato a nord alle pendici meridionali dei Nebrodi (altitudine 500-1000 metri s.l.m.) con punte massime raggiunte dal Monte Sambughetti (1558 rn.) e dall’Annunziata (1234 m. ) In questa fascia prevalentemente di alta collina - montagna, ricadono i comuni di Sperlinga, Nicosia, Cerami, Troina, Gagliano Castelferrato, Assoro, Agira e Leonforte.

L’area centro - meridionale, prevalentemente medio - collinare, è attraversata in direzione NO - SE da una fascia a quota più elevata costituita dai monti Erei (500-1000 metri s.l.m.). Le punte più elevate sono: monte Cannerelle (819 m.), Monte Strozzavettole (879 m.), Monte Carangiora (910 m.), Monte Rossomanno (889 m.) e Monte Sambuco (867 m.). In tale area sono ubicati i comuni di Calascibetta, Enna, Piazza Arrnerina, Aidone e Valguamera. Mentre sulla direttrice Est -Ovest sono situati, in un’area basso medio collinare ( 200-500 metri s.l.m.), i rimanenti comuni della provincia.

Rispetto alla concentrazione demografica nei singoli comuni, che in totale sono 20, si può evidenziare come ci siano n.2 comuni con una popolazione residente compresa tra le 20.000 e le 30.000 unità (Enna e Piazza Armerina). due comuni che si attestano intorno alle 15.000 unità (Nicosia e Leonforte), altri due comuni tra le 10.000 e le 14.000 unità (Barrafranca e Troina), la maggior parte dei comuni (10) con una popolazione tra le 5.000 e le 10.000 unità (Agira. Aidone, Assoro, Calascibetta, Catenanuova, Centuripe, Pietraperzia,  Valguamera Caropepe e Villarosa), ed altri 4 comuni con una popolazione inferiore alle 5.000 unità (Cerami, Gagliano, Nissoria e Sperlinga).

 

Indice


DESCRIZIONE DEI SISTEMI AMBIENTALI

La provincia Regionale di Enna, copre l’area centrale della Sicilia toccando con i suoi confini alcuni tra i maggiori sistemi naturali dell’isola stessa.

La caratteristica saliente del territorio è quindi la grande complessità ambientale. Utilizzando per facilità di descrizione l’antica suddivisione dell’isola di Sicilia nei tre Valli, le tre regioni riconosciute dagli arabi e dai normanni come subregioni sia culturali sia naturali della grande isola, si noterà subito come il territorio ennese rappresenta parti di ognuno dei tre valli, non solo perché proprio dal territorio ennese e dal monte Altesina essi si dipartono, ma anche perché le colture e gli ambienti riuniti amministrativamente nella provincia con il provvedimento del sei dicembre 1926 sono tra loro ben distinguibili.

Le caratteristiche ambientali della provincia, proprio utilizzando questa suddivisione, possono essere così distinte:

Val di Mazara, del vallo più occidentale fa parte l’intero sistema fluviale dell’Imera Meridionale e dei suoi affluenti, grandi vallate scavate dal corso dei fiumi nelle colline dell’altipiano gessoso solfifero con acque caratterizzate dalla forte salinità e quindi da un loro basso rapporto di fertilizzazione delle campagne vicine.

In questo paesaggio, che ricopre parte del territorio comunale del capoluogo e l’intero territorio dei comuni  di Villarosa, Pietraperzia, Barrafranca, troviamo la grande Riserva Naturale Orientata della Valle dell’Imera meridionale e del monte Capodarso, in parte condivisa territorialmente con la vicina provincia Regionale di Caltanissetta, area permeata da un aspetto quasi da Wadi sahariano con gole aspre e rocciose, lunghe creste calcaree sedi di antiche città sicule ellenizzate (Sabucina e Capodarso) ed acque salse, miniere di zolfo e coltivazioni di piante rustiche e forti quali i tradizionali pistacchi.

Interessanti per quanto non ancora tutelati i luoghi delle valle del Morello, tributario dell’lmera, con grandi ruderi di miniere di Zolfo e lunghi e meandrosi torrenti che portano sino alla cima del monte Altesina, luogo di  triangolazione dei tre valli, oggi protetto dalla Riservia naturale Orientata omonima, gestita dall’Azienda Demaniale delle Foreste.

Proprio lungo il Morello, in parte sbarrato per la creazione di un lago artificiale utile all’approvviggionamento idrico della miniera di Pasquasia, troviamo poi le alture di Gaspa e Buscella, luoghi di altissimo interesse sia paesaggistico che archeologico culturale, con le tracce evidentissime di una frequentazione nata già nelle antiche età del rame e del bronzo e continuate sino ai giorni nostri.

A Sud la valle dell’lmera giunge al territorio pietrino con vaste emergenze gessose dalle forme fantastiche e grandi masserie che punteggiano l’assolata campagna cerealicola.

Particolarissime le rocche-di Pietraperzia, luoghi del vivere preistorico, punteggiate dalle tante cavità artificiali scavate dall’uomo nelle tenere rocce bianche per creare abitazioni, chiese o tombe. Sempre all’aspetto occidentale  possiamo poi collegare le colline della vallata dell’Olivo, con la montagna di marzo ed il monte navone, siti archeologici ancora da scoprire ma già forieri di grande interesse, con la lunga catena di antichi mulini ad acqua lungo i fiumi Olivo e Braemi, con il lago Olivo creato sbarrando l’omonimo fiume.

Val Demone:    Più vasto il dominio del Vallis Nemoris, il vallo dei Boschi. Tutto il Nord della provincia ne fa parte sino allo spartiacque dei Nebrodi.

Questa parte del territorio;, aspramente corrugata dalla catena Appennino maghrebide si presenta ancora verde e a tratti selvaggia, in essa sono le maggiori cime del territorio, Il monte Sambughetti, con 1552 metri e il Campanito, l’Annunziata, l’Auto.

Facente parte del bacino del Simeto, tutta l’area a nord della provincia è attraversata da fiumi e torrenti a volte impetuosi e capaci di trascinare grandi masse solide lungo il loro corso, a volte e per mesi secchi, solo qua e là punteggiati da piccole conche rifugio di anfibi e invertebrati che abitano le acque.

Tra essi risalta il salso Cimarosa, l’antico Kiamosoros, scaturito dalle alture dello sperlinghese e dal Sambughetti esso traversa l’intera provincia sino a formare il grande invaso del Pozzillo, il maggiore di Sicilia ed a gettarsi poi nel Simeto quando le sue acque hanno già toccato le nere lave dell’Etna.

In questa porzione del territorio è la Riserva Naturale Orientata dei monti Campanito e Sambughetti, con un vasto bosco montano originario i cui faggi sono posti lungo il confine meridionale dell’areale della specie Fagus sylvatica ed una zona umida di alta montagna dalle particolari caratteristiche ambientali, oltre che con la sughereta di monte Suvarita Coniglio che, con quella di Geraci rappresenta il punto più alto della estensione della Quercus, suber nel suo areale.

Più ad Est il monte Annunziata e la contrada Cunnulio con parte dell’invaso dell’Ancipa sono integrati nel vasto sistema del parco dei Nebrodi del quale rappresentano la porta Sud.

Vicino il piccolo centro montano di Cerami, l’antica Keramos, adagiato sulla cima del monte e, quasi esempio unico in italia, convivente con un bosco. Le case, linde ed ordinatissime confinano infatti con le querce della contrada Zuccaleo, il cui nome parla di antiche tradizioni arabe, dividendosi lo spazio della cima del monte.

Quasi tutti i centri abitati di questa area sono magnifici esempi della capacità di adattamento dell’uomo alle asperità del terreno, infatti migliaia di anni di guerre e dominazioni spinsero le genti di Sicilia ad arroccarsi sulle. più impervie formazioni del Flysch, su guglie a tutta prima di difficoltà alpinistiche, così Gagliano Castelferrato, che andrebbe sottoposta ad un deciso restauro complessivo, o Troina, prima capitale normanna dell’isola, o Nicosia con le sue rupi merlate o Sperlinga, magnifico esempio di fusione tra costruito e scavato nella roccia.

Tra le valli della zona Nord che prima aspre e montane piano piano si trasformano in materassi alluvionali ciottolosi e rinverditi da Oleandri ,e Tamerici, una in particolare ha meritato una maggiore attenzione ed il vincolo di Riserva naturale Orientata, è la Valle del Piano della Corte, un piccolo torrente che scende da una dorsale erea tra i centri di Agira e Nissoria e che, nonostante il paesaggio agrario dei dintorni sia stato assalito da una urbanizzazione sempre maggiore, mantiene ancora il magnifico aspetto di una foresta ripariale originaria a galleria, con il corso d‘acqua, asciutto per la maggior parte dell’anno, coperto da intricatissime fronde di Salici, Pioppi, Oleandri e querce.

Il Vallone di piano della Corte attraversa già le pianure eree dei campi agirini, vaste lande coltivate a cereali, con minima rotazione agraria e solo a tratti intervallate da piccoli ma lussureggianti giardini di agrumi, così il paesaggio dell’intero territorio agirino ma anche quello di Regalbuto, con i due laghi di Pozzillo e dello Sciaguana, o quello della antica e famosa Centuripe, la città delle cento rupi che guarda dall’alto la piana di Catania e tocca già le lave dell’Etna.

Proprio in territorio di Centuripe si snoda la parte centrale del corso del Simeto che qui investe le lave etnee e crea in esse una profonda spaccatura superata dall’ardito ed antichissimo ponte dei saraceni. Questa area, ove il contrasto tra il paesaggio ereo più spoglio e brullo, e la zona etnea, ricca di giardini e frutteti, si coglie con particolare facilità, è stata inserita nel piano regionale delle Riserve Naturali come Riserva Naturale Integrale delle Forre Laviche del Simeto.

Ancora nell’agro centuripino, reso interessante dai tanti affioramenti classici e dalle masserie tra le quali primeggia la Ducea di Càrcaci, risalta poi una zona desertica, un piccolo Sahara dell’ennese, l’area delle lavanche di Centuripe. finalmente inserita nell’elenco dei Siti di importanza Comunitaria per il suo aspetto ecologico.

E’ questa una zona sottoposta ad una forte erosione calanchiva che ha messo a nudo la roccia madre, argilla e marna, riducendo quasi a zero le possibilità di stabilizzazione di un suolo fertile al di sopra delle coltri minerali.

Val di Noto: Il Dittaino, Crisas per i greci e più prosaicamente Wadi at’Tain (fiume del fango) per gli arabi, scendendo dalle pendici Est dell’Altesina e dalle alture del leonfortese costituisce il confine tra il Val Demone ed il meridionale Val di Noto, e proprio al di là del Dittaino, di fronte al centro moderno di Catenanuova, si erge la formazione della Judica, un complesso montuoso costituito soprattutto da calcari terziari, condiviso con la provincia di Catania e rappresentato in quella di Enna dal monte Scalpello.

Nel Val di Noto si inseriscono poi gli. Erei centrali con le alture ennesi, la stessa altura del capoluogo, i monti di Rossomanno, coperti da una fitta coltre boschiva ed in parte protetti dalla Riserva naturale Orientata dei boschi di Rossomanno Grottascura e Bellia.

Questo territorio, geologicamente diviso tra l’altipiano gessoso solfifero e le recentissime sabbia del Pliocene, e fittissimo di testimonianze archeologiche e monumentali, rappresenta forse la zona più densa dell’intera Sicilia centrale ed in esso compaiono centri conosciuti come Morgantina o la Villa del Casale, il castello di Lombardia o la Torre, di Federico Il o meno conosciuti come Fundrò, Balatella, Rossomanno, Rocca Crovacchio, Juculia, Cozzo Matrice, Gerace, Castel di Gresti.

Imponente è la presenza di strutture geologiche affioranti appartenenti all’altipiano gessoso solfifero e per la difesa di alcune di esse e delle testimonianze della loro coltivazione è stato istituito il parco Archeologico Minerario di Floristella e Grottacalda, nei comuni di Enna e Piazza Armerina. Meno vistose ma affascinanti sono invece le emergenze di formazioni giovanissime dovute alle correnti di torbida che hanno dato luogo a fantastiche forme piccole e grandi dette quarzareniti a bambola, e che hanno il loro maggiore esempio nelle interessantissime figure dei “Pupi ballarini” o Pietre incantate della contrada Ronza.

Al centro di questa area si trova il bacino endoreico del Lago di Pergusa oggi protetto dalla Riserva naturale Speciale omonima, gestita dalla Provincia Regionale di Enna.

Di origine tettonica, il lago che occupa il fondo di una sinclinale geologica, può considerarsi un unicum nel suo genere. Privo di emissari ed immissari riceve l’acqua esclusivamente dal contributo atmosferico sia superficiale che attraverso la falda.

Il Lago ha forma subellittica con contorno uniforme, con un perimetro odierno di Km.4,7. Le sue acque sono salmastre pur non avendo collegamenti con il mare. Questa peculiarità rende il biotopo di estrema rilevanza naturalistica tanto da essere indicato già nella carta dei biotopi d’Italia redatta nel 1971 a cura del CNR. Il bacino conserva tuttora molte delle caratteristiche paesaggistiche e naturali di un ambiente ricco sia in biodiversità come nei suoi elementi mitologici e culturali.

Il Lago, conosciuto sin dall’antichità classica per essere stato legato al mito di Kore Persephone ed al rapimento della giovane dea dal re degli inferi Ades, citato da svariati autori greci, latini e successivamente da letterati e naturalisti di ogni epoca, oggi ha una estensione ridotta rispetto al suo aspetto originario e ha subito nel corso del tempo periodiche variazioni di livello con crisi anche disastrose.

Il Lago di Pergusa, unico lago naturale vero e proprio presente nella Sicilia Centrale peri. sua posizione geografica, rappresenta un’area nevralgica nella corrente migratoria di molte specie ornitiche, in quanto è situato lungo una delle principali rotte migratorie della regione paleartica occidentale. Il lago rappresenta l’habitat ideale per gli uccelli che compiono lunghe ore di volo ininterrotto sul mare da e verso l’Africa. Durante la migrazione esso rappresenta l’ideale luogo dì sosta per migliaia di uccelli acquatici, soprattutto Anseriformi, con grossi contingenti svernanti.

La provincia di Enna come territorio di cucitura tra le grandi aree protette siciliane.

Importantissima è quindi per la provincia di Enna la sua centralità non solo geografica ma anche ecologica che consente di .interconnettere in un unico quadro integrato i grandi sistemi protezionistici isolani sia per la loro salvaguardia, con la creazione di passaggi e corridoi ecologici, sia per la loro fruizione e conoscenza, con la messa in rete delle diverse aree protette che sul territorio insistono o si affacciano.

Questo patrimonio naturale cosi complesso è, come peraltro si è già detto, strettamente collegato ai beni culturali che in esso e di esso si sono sedimentati e hanno trovato le ragioni di esistere, ma anche alle tradizioni agricole sia della cerealicoltura che della zootecnia come dei prodotti pregiati e di nicchia che oggi rappresentano l’avanguardia di un rinnovamento produttivo dl territorio in uno schema di sviluppo compatibile e commisurato al territorio stesso.